Si è recentemente molto dibattuto riguardo ai test sierologici come strumento per individuare i soggetti già entrati a contatto con il virus noto come COVID-19.

I test sierologici sono di due tipi: i test qualitativi, ovvero test rapidi effettuabile con pungidito che permettono solo di verificare se gli anticorpi sono stati sviluppati o no, e i test quantitativi che richiedono invece il prelievo di sangue venoso e sono in grado di indicare la quantità degli anticorpi sviluppati. In caso di esito positivo dell’esame sierologico è necessario effettuare il tampone naso-faringeo per verificare se la persona sia ancora attualmente infettiva.

In questa fase della pandemia, per limitarne l’ulteriore diffusione, risulta cruciale individuare rapidamente all’interno della popolazione le persone asintomatiche ancora infettive in modo da isolarle per il tempo necessario. Il Comune di San Giovanni Bianco (3.500 abitanti) sta facendo uno screening su tutta la popolazione e dopo 1.000 test sierologici è emerso che il 40% della popolazione è risultato positivo al Covid-19. Si stima che la presenza di positivi nella nostra area possa essere del 10%-20%, comunque non un numero trascurabile. C’è quindi la necessità di uno screening rapido sulla popolazione seppure su basa volontaria, soprattutto qui dove l’impatto è stato più violento.

I test sierologici rapidi hanno dimostrato di avere una buona attendibilità, hanno un costo unitario di 3-5 euro e in 15 minuti è possibile averne l’esito. Si possono definire le priorità considerando le categorie fragili (es. gli ultrasettantenni, le realtà della disabilità…) e quanti sono ripartiti con l’attività lavorativa ed hanno contatti con il pubblico.

Occorre intervenire rapidamente perché la gente si sta muovendo, riduce le distanze e il prossimo autunno arriverà carico di incognite. Capire chi è bene resti in quarantena e sia seguito dalle strutture sanitarie ha ricadute economiche, sanitarie e sociali positive e tutti noi ci rendiamo conto dell’importanza di questa cosa.

Regione Lombardia è in grave ritardo nell’organizzare lo screening complessivo e ad oggi non pare in grado di affrontare la situazione al pari di quanto fatto da altre regioni. Stante la situazione ci sono alcuni Comuni dove l’attività è partita e dove al test sierologico è stato abbinato il tampone per i casi positivi, senza ulteriori lungaggini. Noi a Treviglio siamo fermi.

Durante il Consiglio Comunale del 26 maggio scorso è stata presentata dai Consiglieri Laura Rossoni, Erik Molteni e Cristina Ronchi una mozione per impegnare l’Amministrazione Comunale ad una azione di screening sulla popolazione trevigliese. Mozione bocciata: tocca ad ATS, occorre aspettare gli Ambiti, attendere le valutazioni del Consiglio di Rappresentanza…

E alla fine la questione è che è meglio non sapere perché non saremmo in grado di affrontare le conseguenze: chi poi farà i tamponi se 1.000 cittadini risulteranno positivi?

Come riaprire il pronto soccorso per far finta che tutto vada bene, non far mettere le mascherine per evitare allarmismi nelle RSA e tante altre cose viste in questo periodo per far finta che la sanità lombarda funzioni alla perfezione.

La nostra proposta è che l’Amministrazione di Treviglio esprima la volontà di conoscere la situazione del contagio per quella che è realmente e perciò definisca un accordo con un laboratorio incaricato dell’indagine che, prevedendo già il tampone a stretto giro per i positivi al test sierologico, eviti alle persone già spaventate di restare nel limbo del “quando farò il tampone?” non potendo nel frattempo andare al lavoro.

Per inciso Juri Imeri è anche presidente del distretto Bergamo Ovest dell’ATS e quindi, viste le stime sui positivi, dovrebbe lui stesso farsi promotore di uno screening territoriale efficace ma l’impegno non è pervenuto.

Un test sierologico rapido su larga scala è economicamente affrontabile e rappresenta un buon punto di partenza per prevenire nuovi contagi. A questo punto si può decidere di fare qualcosa di concreto oppure di aspettare, si può decidere di investire per la nostra salute o di non farlo: a noi sembra che davanti a questa scelta l’Amministrazione Comunale di Treviglio preferisca mettere la testa sotto la sabbia!

PD Treviglio

1° giugno 2020

Categorie: Circolo

0 commenti su “Positivi al Covid-19 nella popolazione: meglio non sapere?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Circolo

Emergenza Covid-19. Il milione del Comune che non c’è

Per senso di responsabilità dall’inizio di marzo abbiamo evitato di alimentare dibattiti sulle scelte dell’Amministrazione Imeri. La particolare situazione di emergenza, il numero dei morti, la fatica della gente ci hanno suggerito di evitare distrazioni Leggi tutto&ellip;

Circolo

La città può fare molto

  Siamo tutti consapevoli che questo è un momento straordinario che chiede interventi non ordinari per entità di risorse umane ed economiche da mettere in gioco e per questa ragione abbiamo proposto una cabina di Leggi tutto&ellip;

Circolo

25 aprile 2020. Una mattina mi son svegliato…

Ci siamo svegliati in un mondo diverso. Dentro una guerra ad un virus che non ha certo i tratti della guerra vissuta dalle generazioni precedenti, tra leggi razziali e bombardamenti, ma che comunque ha lasciato, Leggi tutto&ellip;